Andare nelle scuole in mezzo ai ragazzi e cercare di far vedere loro che la disabilità non può essere vista come un ostacolo insormontabile ma una condizione dalla quale, con una sinergia fra tutti, può garantire un'integrazione meno problematica ai ragazzi che devono spesso attingere forze oltre la norma per riuscire a rimanere al passo con i compagni che a loro volta con un piccolo sforzo mentale riescono ad intravvedere che un ragazzino disabile può condividere molte più cose di quelle che forse immaginavano.
Ecco, quello che balza agli occhi e proprio questo: cominciando dai ragazzi delle medie inferiori e dalle medie superiori è decisamente positivo abituare tutti ad interagire senza distinzioni, e per questo motivo sarebbe ancora più importante riuscire ad approdare in scuole dove ci sono più ragazzi con disabilità.
Colpisce molto vedere ragazzini che si entusiasmano prima nel vedere e poi nel provare lo showdown, e la cosa che più piace è vedere gli stessi voler giocare immediatamente con le mascherine, pur apprezzando lo show down come un gioco per vedenti.
Si, proprio lo showdown: infatti ci siamo resi conto che partire al mattino e, caricando il tavolo da gioco sul pulmino, arrivare nelle scuole, scaricarlo e montarlo in palestra mentre i ragazzini ti cominciano a domandare di cosa si tratta ti fa capire che allora ci si può divertire tutti allo stesso modo, e da qui i ragazzini possono rendersi conto che possono divertirsi allo stesso modo correndo e accompagnando con un cordino un loro compagno.
Direi che lo showdown nella sua immediatezza riesce ad aprire nei ragazzi un immaginario dove certe cose sono possibili e soprattutto sono di una semplicità quasi disarmante.
Dopo aver capito che lo showdown è molto aggregante per i non vedenti, ora ci stiamo rendendo conto che lo è altrettanto anche all'esterno; e te ne rendi conto quando ti accorgi che il tempo a disposizione per queste dimostrazioni scorre velocissimamente, e quando stai per andare via ti accorgi che ci sarebbero ancora molti ragazzi che vorrebbero provare ed altrettanti che dopo averlo provato vorrebbero ripetere subito l'esperienza.
Alla fine di ogni dimostrazione, quando risalgo sul pulmino del gruppo sportivo per tornare, mi piace pensare che i ragazzini che ci hanno appena visti si possano far venire in mente altre mille situazione dove possano divertirsi con i compagni disabili. In fondo alla mente a volte basta un piccolo imput.
PS qualche ragazzino vedente ha chiesto a Simone dove poter iscriversi ad un corso di showdown, quindi dovremmo trovare il modo di poter montare qualche altro tavolo.
Maurizio Scarso
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